Bordeaux e dintorni: weekend in Aquitania tra vigneti, ostriche e meravigliose spiagge

Bordeaux – Saint Emilion – Dune du Pilat – Cap Ferret – Bordeaux

Il nostro weekend è stato una “escapade”, letteralmente una “scappata” a Bordeaux, come la chiamano i francesi con un termine che è sempre “très sympa”.

Il nostro itinerario

Primo giorno: Saint Emilion, tra degustazioni e vigneti, alla scoperta del Bordeaux

Secondo giorno: duna del Pilat (o Pyla), Cap Ferret e Bassin d’Arcachon, sulle spiagge dell’Atlantico

Terzo giorno: in giro per Bordeaux

Perché andarci?

Primo, la regione dell’Aquitania è un tripudio di storia e personaggi famosi (per gli appassionati, anche di calciatori, i girondini).

Un paio, storici, mi piacciono particolarmente. La regina Eleonora (Aliénor d’Aquitaine). Gran donna, di quelle che hanno fatto la storia. Ha vissuto a lungo (1122-1204), è riuscita a essere regina di Francia (1137-1152) e poi regina d’Inghilterra dal 1154 al 1189, ha scodellato 10 figli ed è sopravvissuta a 8, tra cui due famosissimi, Riccardo (si, proprio quello, il “cuor di leone”) e suo fratello Giovanni detto “senza terra”, una regina-mecenate di musica e arte, dalla vita molto intesa ed avventurosa (le si attribuiscono anche vari amanti). Ha partecipato ad una crociata e, forse, tentato lì di assassinare suo marito, il re di Francia Luigi VII, con cui non andava molto d’accordo, tanto che ci si è messo di mezzo addirittura il Papa Eugenio III a riappacificare i coniugi. Ha portato lei a Magonza il riscatto per liberare il figlio Riccardo dalla prigionia dei francesi e ha regnato in sua vece, è stata imprigionata (o comunque segregata e non libera di muoversi) per 15 anni, insomma, che vita!!!L’altro personaggio è Montesquieu (Charles-Louis de Secondat, barone di Montesquieu 1689 – 1755), che oltre a scrivere lettere sagaci e irriverenti verso il regime (Lettere persiane) fu un illuminista e brillante giurista.Non siamo riusciti a vedere il suo spettacolare castello, Chateau de la Brède, che, insieme ad altri sempre sulla Garonne, resta un’ottima scusa per un prossimo weekend da queste parti.

Secondo: Passiamo ai perché naturalistici ed eno-gastronomici.

Ovviamente la regione è famosa per i suoi vini, il bordeaux e il sauternes in particolare. Viene spesso descritta come la “Toscana francese” e ha anche la “sua Montalcino” nel paesino medioevale di Saint Emilion. Fine della similitudine però, perché qui tutto è in realtà molto francese, e la tradizione del vino, unita ad anni di cultura e sapiente marketing internazionale, ne fanno una zona ad alta concentrazione turistica, di curatissimi vigneti e di superbi “Chateaux”. Dal vigneto che vi accoglie in aeroporto , agli efficientissimi uffici informazioni dove si prenota ogni genere di guida, escursione, visita o esperienza.I due grandi fiumi, la Dordogna e la Garonna, che qui si uniscono nella Gironda che sfocia nell’Atlantico a nord di Bordeaux, ne custodiscono tradizione e segreti.Le ampie spiaggia sabbiose e gli allevamenti di ostriche (oltre a tutto il resto di pesci e crostacei) fanno sì che questa zona (la Guascogna) sia giustamente famosa anche per mare, relax, divertimento e cucina.E, last but not least, Bordeaux, dai bei palazzi in pietra calcarea chiara, con le sue porte e le sue maestose cattedrali, una città dove è piacevole passeggiare, perdersi nei vicoli del centro storico o indugiare sulle rive della Garonna (dove c’è di tutto, dalle panchine, allo shopping, all’attracco per le navi crociera fluviale, ai giochi per giovani e meno giovani, dichiarate patrimonio UNESCO). L’idea che mi sono fatta è che si viva bene in questa città, tanti ristorantini, bar, negozietti, trasporto pubblico efficiente, parcheggi, infrastrutture, università e scuole internazionali, molti anche i lavori di miglioramento e rifacimento urbano e portuale, in tanti articoli che ho letto la chiamano la bella addormentata di Francia, che si è svegliata e sta diventando una delle più belle città d’Europa.

Primo giorno: Saint Emilion e vigneti.

Il paesino è delizioso, turisticissimo per la verità, gente da tutto il mondo viene qui, ma pur sempre ricco d’atmosfera.

Avevo prenotato una visita con degustazione alla cantina (che qui si chiamano Châteaux ) Beau-Sejour Bécot, a qualche centinaio di metri dal centro di Saint Emilion.

Degustiamo quattro ottimi vini, piuttosto diversi tra loro, e visitiamo la cantina sotto l’attenta guida dell’enologo che ci fa anche scoprire i vini in anfora che da pochi anni hanno cominciato a produrre (la moda del momento?). Avevo scelto questa cantina anche per le “caves”, vere e proprie gallerie scavate nel corso dei secoli nella roccia calcarea che si estendono per centinaia di metri e un tempo collegavano gli Châteaux al paese di Saint Emilion. Molto suggestive, oggi vengono utilizzate per tenere a temperatura perfettamente costante e luce molto tenue i vini;gettando lo sguardo qua e là si incontrano vini del 1969, del 1979 e via via più recenti. Consigliatissima la visita!

Secondo giorno: la duna del Pilat e il Bassin d’Arcachon

Il nostro secondo giorno è una bella domenica di metà settembre, dal cielo terso e dal sole ancora caldo. Giornata ideale da passare al mare  . La nostra prima meta è la duna del Pilat, ca 70 km da Bordeaux. E’ la duna più grande d’Europa, una vera attrazione, che continua ogni anno a crescere ed è sempre in movimento. Pensate che è lunga tre chilometri e alta fino a 110 metri! un comodo parcheggio e una breve passeggiata nel bosco portano ad una scalinata che è stata approntata per aiutare i turisti nella salita. Il paesaggio da lassù è pura sorpresa di colori e luce: il verdissimo bosco ai piedi della duna da un lato contrasta con la sabbia dorata accesa dal sole e con il blu dell’oceano dalla parte opposta. La bellezza di questo parco naturale lascia senza fiato (anche la salita, devo dire!) , ed è già voglia di sedersi in silenzio ed ammirare il mare, o rotolarsi nella sabbia (a seconda dell’età…? ma io, al termine della visita, la corsetta giù l’ho fatta, visto che a preoccuparmi era solo la risalita!).

Direzione Bacino di Arcahon nella penisola del Cap Ferret. Ci inoltriamo nella strada per il Capo costeggiando verdi e sabbiose pinete, e arriviamo alla penisola per l’ora di pranzo. Che si fa? un classico, si parcheggia e si gira a caso per trovare un posticino sul mare. E che posto! direttamente a mare, solo ostriche, gamberoni e altre squisitezze, accompagnate da un bianco frivolo e leggero e da un paio di salsine. Io mi sto ancora leccando i baffi al ricordo. La vista del Bacino (che pace nel mare qui, la costa ventosa sta dall’altro lato!) , la brezza leggera e il sole tiepido che rende piacevolissima la temperatura, ed ecco che arriva, il nostro plateau. Enrico si getta sul piatto e a stento lo trattengo per fare almeno queste foto :-). Di posti così, più o meno cari, ce ne sono vari, il nostro era tipo “baracca” o come si direbbe in bresciano, un “licinsì”, molto semplice, appena fuori dal passeggio del porticciolo, in compenso che quiete e che pesce freschissimo. Fame, eh?

Rifocillati a dovere, riprendiamo l’escursione fino alla punta della penisola, dove c’è un bel faro, e il parco naturale. L’Atlantico sul versante ovest è battuto dal vento, e ritroviamo le dune e la vegetazione tipica, compreso bellissimi fiori bianchi, qualcuno sa come si chiamano?(v. foto qui sotto).

Verso sera arriviamo al nostro Logis de France, a Lanton, carino e dall’arredamento molto “marinaro”. Decidiamo di non cenare in hotel ma andare ancora sul mare per un’altra scorpacciata di pesce e crostacei (e quando ci ricapita di tornare?). L’hotel ci consiglia il ristorante La F des Fontaines, sia per aperitivo che per cena. Affacciati sulla baia, in cui c’è bassa marea e quindi praticamente si può camminare “sulle acque” per qualche decina di metri, ci godiamo il tramonto con uno spritz versione francese (ammazza che botta!).

Terzo giorno: Bordeaux

La bella addormentata di Francia, come scrivevo, si è proprio svegliata. Città accogliente, solare, dall’atmosfera frizzante di joie de vivre ma, come le massime espressioni del suo vino, corposa e strutturata nel suo passato e nel suo presente.

Tra le maggiori attrazioni, certamente la più fotografata, il Miroir d’eau (lo specchio d’acqua), nella Piazza della Borsa, Patrimonio Unesco insieme ai palazzi del XVIIImo secolo che si affacciano sulla Garonna.

Facilissima da girare a piedi e con i mezzi pubblici, piena di giovani e di turisti, ha (come tutta la regione) un ufficio del turismo attrezzatissimo in cui si possono prenotare i tour della città, anche mezza giornata. La storia di Bordeaux trasuda da piazze e monumenti, vie e viuzze del centro storico -la più nota è, pare, la strada pedonale più lunga d’Europa, la Rue Sainte-Catherine che dalla zona della cattedrale Saint André porta alla spettacolare piazza dove si affaccia l’Opéra National- e da lì due passi sulla Garonna si fanno più che volentieri. Da non dimenticare, una colazione con i canelé, i dolcetti tipici che troverete ovunque, diciamo che bisogna assaggiarli. Però provate quelli piccoli, così vi tenete un po’ di posto per un succulento croissant che resta, a mio giudizio, sempre imbattibile :-). Mi ha colpita anche il recupero del palazzo di giustizia, da un edificio che fu per secoli il carcere della città e che ora è ben integrato in una struttura ultra moderna molto particolare, in legno, vetro e acciaio firmata dall’archistar Richard Rogers. All’esterno, sulla pavimentazione del viale alberato, i primi articoli della costituzione francese riportati su grandi placche di metallo. A forma di un sinuoso calice è il museo del vino, sulle rive della Garonna fuori dal centro ma comodo da raggiungere (poteva non essere qui il museo del vino?).

Insomma, una sorpresa questa Bordeaux, da scoprire, da girare, da vivere, da ritornare.

Da non mancare – The Essentials by GP

  • correre giù dalla duna del Pilat, possibilmente imitando i bambini, a rotoloni;
  • cenare in riva al bacino d’Arcachon, godendosi il tramonto, un bicchiere di ottimo vino e un plateau di ostriche e gamberoni;
  • godersi una passeggiata sulla Garonna a Bordeaux, giocare a fare mille foto sul Miroir d’eau e girovagare tra i bei palazzi e le vie del centro storico;
  • assaggiare i canelés a Bordeaux.

Le Info Utili 

Auto: il giro è di ca 350 km (partenza e arrivo dall’aeroporto di Bordeaux)

Volo: low cost da Milano-Bergamo (Ryanair)

I nostri hotels (tutti con parcheggio):

  • Château Sénailhac – buon rapporto qualità/prezzo se si vuole fare l’esperienza di dormire in uno chateau;
  • Logis de France l’Océana : tranquillo hotel di una delle catene che io amo di più, i Logis de France. Sopratutto quelli con il simbolo delle pentoline, oltre ai caminetti, un chiaro indizio degli hotel che offrono anche ristorazione. Di solito sono posti semplici ma curati, spesso a gestione familiare e in edifici d’epoca. Controllate il numero di caminetti, che equivale un po’ alle stelle per capire le categorie. Il mare si trova molto vicino, raggiungibile a piedi con una passeggiata di 10 minuti;
  • per la nostra ultima notte, considerato il volo delle otto del mattino dopo, abbiamo preferito dormire vicino all’aeroporto. Vi sono vari hotel, noi ne abbiamo scelto uno molto low cost ma comodo e pulito Zenitude.

I nostri ristoranti:

  • Lanton (Bassin d’Arcachon) : Les F des Fontaines. Buon ristorante, con zona esterna ed interna affacciato direttamente sul mare. Buona lista vini e piatti di pesce.
  • La Baraque à Huitres percorrendo la strada verso il capo Ferret , dal lato del bacino d’Arcachon, ci sono mille posti dove fermarsi. Una sola regola: che sia sul mare e che si mangino ostriche!

Ancora qualche foto del nostro viaggio

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