Sudafrica: tra colori, paesaggi e storia

Perché andarci? 3 buoni motivi

I colori del Sudafrica: il blu, quasi viola, della jacaranda in fiore, il giallo e arancio della protea – il fiore nazionale del SA- , il blu dell’oceano al Capo di Buona Speranza, il verde dei vigneti di Stellenbosh, il tramonto nel bush, i colori delle pinete, dei bananeti, delle piantagioni di aranci e nocciole macadamia, il rosso del mogano.

I suoni del Sudafrica: i suoni della savana popolata di animali , compreso quelli notturni (quasi inquietanti per chi è abituato in città), i suoni della foresta tropicale del Krüger Park nella parte sud, più tropicale, i suoni frastornanti e coinvolgenti del waterfront di Cape Town (street buskers, bands nei vari localini, folla, navi, foche, gabbiani….)

La storia del Sudafrica: il colonialismo, la compagnia delle Indie (quella olandese VOC, e quella inglese), la tratta degli schiavi, l’apartheid e il “culto” di Nelson Mandela, la “città madre” Cape Town come la chiamavano Mandela e l’arcivescovo Desmond Tutu, e l’attuale volto democratico del Sudafrica con le sue contraddizioni ed i suoi problemi.

Il nostro tour

Dalla provincia di Western Cape, a Hoedspruit per i safari, poi Panorama Route – Hazyview (Mpumalanga) e Johannesburg.

Quando andare?

Da novembre a gennaio è estate, ma anche stagione delle piogge nel nord del SA. Ottimo periodo per il sud (Cape Town).

Il paese è circa 4 volte l’Italia e da nord a sud, da est a ovest ci sono profonde differenze climatiche e di paesaggi.

La prima metà di ottobre è un buon periodo, primavera nel Western Cape e non ancora stagione delle piogge a nord. Da evitare, nel nord (cioè per i safari in zona Krueger, ad esempio) novembre.

Anche aprile e maggio sono buoni periodi.

Come vestirsi e cosa mettere in valigia?

Vestirsi a cipolla, portare dal costume alle felpe pesanti. L’escursione termica tra giorno e notte e la differenza climatica tra nord e sud vi metterà alla prova.

Portare un antibatterico e “antitutto” tipo biokill, e qualcosa per le zanzare (tenere conto che nei lodge ci sono sempre in camera dei prodotti anti insetti vari). A ottobre (prima delle piogge) c’è molto secco, quindi zanzare pochissime per non dire assenti. In SA si trovano farmacie ben fornite di prodotti analoghi ai nostri, quindi zero problemi. Consiglio, in ogni caso, di dotarsi di assicurazione medico sanitaria, come per qualsiasi viaggio extra EU.

Ci sono bagni pubblici in giro? sì, ci sono, e mediamente sono anche ben tenuti (in tutti i parchi naturali, nelle principali attrazioni turistiche, negli “autogrill” .. ad esempio).

Serve qualcosa di particolare per i safari? occhiali da sole e cappello, preferibilmente del tipo anti zanzare. Non vestirsi di bianco (che attira gli insetti) ma di colori naturali (tipo beige, sabbia, verde ecc.)

PRIMA TAPPA Cape Town, Table Mountain, Cape Point e uno tra i più affascinanti waterfront al mondo.

Dopo qualche giorno tra gli incredibili paesaggi dei vigneti di Stellenbosh, Swartland e Worcester (tra manor houses in stile olandese o come dicono qui “dutch cape style”, fattorie, fiori e fantastici vini dal prezzo più che abbordabile – provate il pinotage, il vitigno tipico), eccoci a Cape Town, una città di circa 5 milioni di abitanti che, soprattutto dopo i mondiali di calcio del 2010, ha saputo rinnovarsi (e ritrovarsi) ed è ora tra le  mete turistiche più ambite al mondo. Una città che ti accoglie e ti abbraccia, generosa del suo passato e orgogliosa del suo presente, che vanta, nella penisola del capo e nelle vicine baie (False Bay, Hout Bay, Constantia…), viste mozzafiato sull’oceano, ville di vip e tenute con vigneti e cavalli.

Lo spettacolo inizia con la montagna “Tavola” , la Table Montain” che troneggia sulla città. Il nostro hotel è vicinissimo al V&A waterfront quindi la scelta per la prima passeggiata e per cena è scontata.

Veniamo rapiti dall’atmosfera di questo posto. Buskers a ogni angolo che animano le stette viuzze, con musica e canti di ogni genere, bar e ristorantini si affacciano sul mare, negozietti di artigianato tipico e le immancabili chincaglierie per turisti, una ruota panoramica e un grande mall. Il tutto condito da alcuni edifici storici ben recuperati, in legno colorato, oltre naturalmente al porto, che si articola in vari bacini, per pescherecci e barche per turisti (da qui si può partire per Robben Island, l’isola con il carcere in cui fu imprigionato per 18 anni Nelson Mandela, patrimonio Unesco, o per gite in catamarano, barca a vela ecc).

Sempre vivace e affollato, nonché sicurissimo, le guardie sono ben visibili ovunque, è parte sostanziale della rinascita della città insomma, praticamente siamo tornati qui ogni sera, cambiando ristorante per provare le varie cucine e godere di musica live sempre diversa.

Food & wine consigliati: sicuramente seafood (aragoste, gamberoni…) e pesce in generale, con un buon bianco, magari uno Chenin Blanc o uno spumantizzato locale (ottimo sempre quello a base di chenin blanc) – buonissimi anche i rossi, divertitevi a provarne vari! La cultura del vino, in SA, è ben radicata, e l’enoturismo è ormai una voce di budget importante per le aziende vitivinicole che sono attrezzatissime per accoglienza e degustazioni. Bellissime le fattorie in stile olandese del 1600 – 1700 sparse per le colline, 3500 le aziende sudafricane che producono vino in questa regione.

Da vedere a Città del Capo anche il quartiere malese, Bo-Kaap, con le case coloratissime un tempo appartenenti agli schiavi portati dagli olandesi, oggi attrazione turistica.

Il tour della penisola del Capo di Buona Speranza è da non perdere. Bisogna partire presto il mattino perché al parco del Capo ci può essere una lunga coda. Si attraversa il parco dove si incrociano struzzi e (se si è fortunati) antilopi, si aprono scorci straordinari sul mare e si arriva al Capo di Buona Speranza (per le foto di rito) per proseguire poi verso il faro a cui si accede a piedi o con una comoda funicolare. La vista dal promontorio a picco sul mare è straordinaria. Pieno di fiori e di colori (da noi è autunno ma qui è primavera!), cormorani e sunbirds ovunque.

Sosta di un’oretta, e si prosegue per la “baia dei pinguini” Boulders beach, parco nazionale. Sono un paio di insenature protette vicino a Simon’s Bay. Vi si accede pagando un biglietto (caro!). Tutto molto organizzato, puliti e servito. Una passerella di legno tra i cespugli e la spiaggia consente alla folla di visitatori (2mila al giorno!) di vedere questa curiosa colonia di pinguini stanziali, e ai pinguini di restare, per quanto possibile, a distanza di sicurezza dalle persone…

Sono davvero simpatici, resterei ore ad ammirarli. Molte coppie hanno i piccoli, che non sono più tanto piccoli, ma sono ancora molto pelosi. Nel paesino immediatamente successivo ci fermiamo in una trattoria al porto, piattone di pesce, vista mare, foche che sguazzano allegre nel porticciolo, ed una coppia di simpatici giovani sposini romani per compagnia, what else?

Il giorno dopo inizia con le nuvole e vento freddo. Con un amico decidiamo per un giro in città (avendo già visto il centro); andiamo prima a rivedere il quartiere malese, dalle tipiche case coloratissime, poi saliamo alla Signal Hill, da cui si gode un bel panorama (purtroppo la Table Mountain è sempre a tratti “incappucciata” ), ma noi facciamo lo stesso un sacco di foto!

Poi rientriamo dalla strada costiera, superpanoramica (quante super ville dei vip!!!). Sosta d’obbligo per il tè Rooibos (tipico arbusto del SA, senza caffeina e ricco di antiossidanti) al The Table Bay hotel. Vista Waterfront.

Volendo, una bella gita è andare a Hermanus, dove fino a novembre si vedono (anche dalla costa) un sacco di balene.

Overall impression: Città del Capo non è Africa, è la più occidentale per non dire europea di tutte le città africane, ha un fascino tutto suo, con una natura prorompente, quella sì, molto africana. Ti restano appiccicati addosso i suoi colori, la sua musica, le enormi spiagge oceaniche e quello stile da città dove ti senti sempre in vacanza, sarà già il mal d’Africa?

SECONDA TAPPA Hoedspruit – inizia l’avventura safari.

Si arriva all’aeroporto di Hoedspruit ed è già Africa, è già safari. Si atterra nel bush, pista piccola, aeroporto tipo pollaio (senza offese….), nastro bagagli = due che tirano su una saracinesca all’aperto e ti lanciano la valigia.

Il nostro autista ci sta aspettando, un’oretta di viaggio e siamo al bel lodge Shiduli.  

Il lodge ci accoglie come un’isola verde in mezzo ad una natura arsa e secca. Il bush in questo periodo è secco…ma pieno di vita!

I safari si fanno nel pomeriggio-sera (fino a dopo il tramonto) e all’alba.

Partenza per il nostro primo safari alle 17.00.

Fa un caldo bestiale, 35 gradi, un bel cambiamento  in confronto al vento freddo di Cape Town e al caminetto acceso di Stellenbosh, e io mi sono beccata un super raffreddore.

Ed ecco il nostro primo safari. Che emozione, sulla jeep, nella riserva (di 9mila ettari), solo noi, il ranger dal nome inusuale Respect, e “la vedetta” – il tracker Jonson, seduto davanti sul cofano (che Enrico ha prontamente soprannominato ” l’esca” 😂 per sdrammatizzare la posizione molto avanzata, a portata di leone!). I soliti fortunelli, il resto delle persone arriva domani!

Ed ecco i primi impala, e poi i kudu, molti nyala,  un gruppo di elefanti e due giraffe più un là.

E per i giorni successivi sempre così, a seguire le tracce in vista degli abitanti del bush e dei rari specchi d’acqua (rinoceronti, zebre, ippopotami, coccodrilli, una famiglia di leoni, un gruppo di gnu – che stanno spesso vicino alle zebre, che prima di loro sentono i leoni, praticamente una cooperativa – uno sciacallo, i bufali, le giraffe, i fagoceri, i babbuini e altri, di alcuni in italiano non so neanche il nome 😁). E poi, immersi nel bush e poco visibili, tanto che siamo dovuti scendere dalla jeep ed addentrarci nella savana, i ghepardi cheetah, forse i miei preferiti. Sembra di essere nel Re Leone, perfino i sassi sono tipo la Rupe dei Re, e naturalmente simba, nella lingua che si scambiano il ranger e il tracker, vuole dire leone. Akuna matata a tutti! 😁

Riserva privata o Krüger park, magari in self drive?

Per quanto riguarda i lodge, noi siamo stati al Shiduli Private Game Lodge e al Karongwe River Lodge (quest’ultimo un vero sogno, camera e bagno in una sorta di palafitta di lusso tutta in legno, con terrazzino a sbalzo sul fiume sulle cui sponde passavano gli animali – e la sera, seduti a guardare le stelle ed ascoltare i rumori della savana…romanticismo a mille, non fosse per lo spavento che si è preso Enrico quando di notte ha sentito dei rumori sotto il letto, perché la capanna è sì, rialzata da terra, tutta fatta con travi in legno, ma sotto gli animali possono passare! Non abbiamo idea di cosa fosse, e comunque io dormivo, si è spaventato solo Enrico 😂. Fortunatamente, tutti i lodge sono recintati completamente da una recinzione elettrificata, che non impedisce alle scimmie e ai babbuini di fare piccole incursioni a caccia di cibo (tralascio cosa altro può passare attraverso la recinzione….🤔 noi siamo stati comunque benissimo). Fanno anche una serata all’aperto dove si mangia attorno al fuoco, il “boma”. Il vantaggio della riserva – comunque nell’area Krueger nord- è che l’accesso è limitato ai residenti dei lodge (quindi c’è poca gente), i rangers si chiamano con la radio pertanto nei safari si ha sempre la quasi certezza di vedere qualche animale, sia per la quantità della fauna presente che, appunto, per gli scambi di avvistamenti tra le guide. Diversamente, si potrebbero fare molti chilometri senza vedere animali. Le jeep inoltre sono da 9 posti, scoperte (al Krueger solo mezzi chiusi). La maggior parte delle persone sceglie comunque di prendere un’escursione con guida anche al Krueger. Costi ca 50€ mezza giornata e 100€ una giornata intera.

TERZA TAPPA Panorama route: si attraversano le montagne e si scende nel clima tropicale.

Attraversare le montagne con passi a 1800 per seguire il Blyde River, abbiamo dedicato un’intera giornata a seguire questo fiume, scoprire le sue cascate e i suoi canyon. Purtroppo il tempo minacciava pioggia, e c’era molto vento (una bella differenza di temperatura dai 35 gradi dei safari) e non abbiamo potuto godere della spettacolare vista della God’s Window, ma ci siamo “accontentati” di vedere il terzo canyon più grande al mondo (dopo Usa e Namibia) e tre fantastiche cascate, dai nomi familiari Berlino, Lisbona e Lone Creek Falls, oltre al curioso Bourke’s Luck Potholes. Nel punto dove il fiume Blyde e il fiume Treur confluiscono, in migliaia di anni il flusso dell’acqua ha scavato delle cavità cilindriche in falesie di color rosso che si tuffano nelle acque turchese.  Molto suggestivo e ottimamente visitabile poichè sono stati realizzati per i visitatori una serie di passaggi e ponticelli in legno che rendono accessibile tutta l’area. Ben fortunato il tale Bourke, che si è ritrovato proprietario di questi terreni, in queste “buche” (dall’inglese holes) del fiume ha trovato l’oro ed è pure diventato ricco!

Attraversare queste le montagne è un’esperienza incredibile, ci sono immense foreste di abeti, coltivati da multinazionali per il legno, con prati e ruscelli… praticamente un paesaggio alpino, non fosse per quei babbuini che ogni tanto ti attraversano la strada 😂 . E poi ancora filari e filari di nocciole macadamia (i nuovi trend alimentari le hanno portate alla ribalta negli scaffali di mezzo mondo) , banane, arance, limoni, che contrasto con l’arsura del nord. Adesso capisco cosa trovo al supermercato e il perchè dei dati di export di frutta e legno del SA, aiutate dalle stagioni inverse rispetto alle nostre.

L’arrivo in serata è a Hazyview (siamo sempre nel Mpumalanga), la vegetazione è cambiata e scendendo è diventata subtropicale, siamo nella parte più a sud che confina con il Krueger. L’hotel è immerso nel verde, con un campo da golf che confina (con rete elettrificata) con un fiume dove fanno bella mostra di sè cartelli che invitano i visitatori a non oltrepassare la rete (pericolo di ippopotami, coccodrilli e bilharzia). Ma qui è normale, e dopo qualche incertezza, ci facciamo una bella passeggiata, in barba ai coccodrilli , che comunque nel fiume c’erano, ma finchè stanno lì… e poi c’erano così tanti fiori e alberi in questo parco, perchè soffermarsi sui dettagli dei cartelli? 😂

QUARTA TAPPA Johannesburg

Purtroppo non abbiamo avuto il tempo di visitare il museo dell’apartheid, che richiede almeno un paio di ore, e che senza dubbio è la meta che vale la pena di fermarsi a vedere a Joburg.

La città è chiamata la città dell’oro (perfino la targa delle auto è GP, la provincia dell’oro, e no, non è una dedica a me 😂), nata sulle e per le miniere, una città ricca, si vede già al primo impatto, con circa 3 milioni di abitanti. Oggi è il centro economico del SA, le miniere di oro non ci sono più ma in compenso si vedono miniere di carbone tutto intorno (e altre varie miniere, dal rame ai diamanti al marmo, nonché varie centrali nucleari).

Grazie ad una amica, Enrico è finalmente riuscito a mangiare una pasta 😂 in un buon ristorante italiano Dolci Cafè.  Dopo 2 settimane di proteine, ci voleva!

Certo qui, una delle spese maggiori è la sicurezza, tutto è blindato con recinzioni elettrificate, non solo le case, ma anche le scuole, ad esempio …. non proprio una sensazione piacevole.  Noi eravamo nel quartiere di Melrose Arch, in pratica un intero quartiere recintato dove gli accessi sono presidiati da check point, pieno di negozi e ristoranti, dove si può tranquillamente muoversi a piedi anche la sera.

Per il resto è una città molto vasta, moderna,  adagiata su colline più o meno verdi, a 1700 metri di altitudine. Grandi viali alberati con jacaranda fiorita ovunque, un vero colpo d’occhio. A proposito di jacaranda, Pretoria è chiamata la città della jacaranda per la presenza di molti viali con questo colorato albero. A Joburg abbiamo visitato un mercato di artigianato coperto, carino, ma molto turistico, Rosebank art and craft market. Ottimo se si vogliono comprare gli ultimi ricordi da portare in Italia prima del rientro.

Da non mancare – The Essentials by GP

  • assaggiare il vino sudafricano (ottimo, come dicevo nell’articolo, il rosso, da gustare con una buona grigliata o un bel filetto di angus che in SA non manca)
  • perdersi nei localini di artigianato del V&A Waterfront
  • registrare i rumori della savana la notte (al buio, mi raccomando, per via degli insetti!) e indovinare le stelle dell’emisfero australe, quando tornerete in città, provate a riascoltare
  • farsi un selfie al Blyde River Canyon
  • il giro del Capo di Buona Speranza
  • aspettare l’arrivo di una famiglia di leoni, in rispettosa lontananza e silenzio, nella savana, al tramonto (o qualsiasi altro animale)

Le Info Utili

Per spostarsi: uber funziona benissimo, è comodo, sicuro, e non costa molto, ovviamente non nella savana!

I nostri hotel

  • The Spier Hotel a Stellenbosh, ottima cantina e hotel;
  • Karongwe River Lodge;
  • Shiduli Lodge;
  • Protea Hotel Fire & Ice Johannesburg, Melrose Arch
  • ristoranti a Cape Town: https://insideguide.co.za/cape-town/best-restaurants-in-cape-town/
  • ristoranti a Johannesburg: Dolci Cafè http://dolci.co.za e Illovo Mastrantonio http://www.mastrantonio.com/

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